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Addentrandoci nel Borneo

29 Maggio

Oggi sveglia meno presto del solito, ma dobbiamo comunque fare il checkout perché stiamo già lasciando Kuching in direzione Batang Ai. Il viaggio che ci aspetta è relativamente lungo, circa 250 km, con varie tappe lungo il cammino.

La prima, a circa mezzora dalla capitale, è alla riserva naturale Semenggoh, dove è molto probabile vedere gli Orangutan. Questa dev'essere una meta turistica parecchio gettonata, visto che scendono dagli autobus orde di cinesi. Così, dopo il briefing della guida, ci uniamo al grupo di turisti (circa un centinaio) per addentrarci nella foresta in cerca dei simpatici primati.

Percorriamo un breve sentiero all'ombra di altissimi alberi. La vegetazione è talmente fitta che si fatica a vedere il cielo o qualche metro oltre il sentiero. Ma non solo i tronchi superano misure a cui i nostri occhi europei non sono abituati... erbe e foglie sono così maestose che mi sembra di essere diventato un essere minuscolo. Ci fermiamo quando raggiungiamo uno spiazzo ricavato all'interno della giungla, dove è anche stato costruito un piccolo gazebo.

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Per essendo in completa libertà, senza alcun tipo di recinzione, gli orangutan dovrebbero essere facili da trovare, perché sanno che in questa zona i rangers portano spesso cibo, che normalmente faticherebbero a trovare. Infatti il ranger si piazza su una specie di palco con della frutta e tira qualche urletto di richiamo. Purtroppo, dopo più di mezzora di attesa, ancora nessuna scimmia si è degnata di venire, forse perché già sazi, probabilmente per le voci disturbatrici dei cinesi chiaccheroni. La visita con il ranger può durare massimo un'ora, così siamo costretti a tornare mogi mogi all'uscita. Riusciamo comunque a vedere un bizzarro millepiedi peloso e lungosempre camminare nel sottobosco. Fuori dalla giungla, dentro ad una recinzione, riposano dei coccodrilli marini. Sono così immobili da sembrare di plastica. Anche quando mi avvicino per fare qualche foto si limita a muovere l'occhio. Se non fosse per il leggero movimento della respirazione percepibile sotto la gola avrei il dubbio che fosse una statua.

Coccodrillo marino

Peccato non aver visto gli orangutan, ma l'emozione provata a stare dentro la foresta è valsa comunque la pena di sopportare quel caldo soffocante. Una diversità e una quantitò di piante grandissima. Molte di queste piante non le avevo mai viste, alcune le conoscevo solo nelle versioni "da vaso" molto più piccole. Camminare in mezzo a foglie più grandi di ombrelli, sotto chiome d'albero sospese su tronchi alti trenta o quaranta metri, con tanto di liane a penzoloni... è una senzazione nuova, che toglie il fiato.

Ma la tabella di marcia va rispettata, visto che abbiamo l'appuntamento con la barca sul lago. Così ci rimettiamo nel furgoncino e partiamo. Stiamo percorrendo l'unica strada extraurbana del Sarawak, che è per lo più al ridosso del confine con l'Indonesia, ai piedi delle montagne che dividono i due stati. Essendo impossibile costruire e mantenere ferrovie fra colline di foresta pluviale, questo stato è completamente privo di trasporto su rotaia. Così la totalità delle merci che si spostano nell'entroterra passano per forza lungo questa strada. Tanti camion, moltissime macchine, ma soprattutto asfalto dissestato e ondulato. Non si tratta di buche, ma piuttosto di cunette dovute al passaggio di mezzi pesanti su asfalto poggiato su terreno morbido e soggetto a frequenti piogge. Le ha tutte. Infatti star seduti in pulmino è tutt'altro che comodo (e scrivere questo diario in modo leggibile, impossibile!).

Mercato di Serian

Arriviamo presto al villaggio di Serian dove ci fermiamo per visitare il ricco mercato. C'è in vendita una varietà incredibile di frutta e verdura dei coltivatori locali. Ovviamente è tutto al coperto, visti i frequenti acquazzoni. Oltre ai banchi di frutta, verdura e riso troviamo quelli di pesce, sia fresco che essiccato. I prodotti ittici sono per lo più di fiume, ma anche quelli di mare non mancano. Un negoziante ci urla qualcosa quando scarica un grosso contenitore pieno di nerissimi pesci gatto ancora vivi. Dai banchi scende l'acqua del ghiaccio che si scioglie, mista ai liquidi viscosi rilasciati dai pesci, per formare a terra dei rigoletti dal colore poco rasscurante. Nonostante tutto non sono pochi quelli che camminano a piedi scalzi. C'è pure chi vende di nascosto (ma non troppo) il pitone. Perché questo serpete si mangia, ma ne sarebbe vietata la vendita. Vorrei tanto fare la spesa qui per provare a mangiare di tutto, perché l'aspetto di molte cose è veramente invitante, ma non saprei dove mettermi a cucinare. Poi i prezzi fanno impressione... mi verrebbe da comprare tutto!

Pesce secco

Risaliamo in furgone, che ci dà un po' di sollievo dal caldo, e dopo qualche altro chilometro ci fermiamo finalmente mangiare. Con 12 ringgit, neanche 3 euro a testa, ci riempiamo la pancia di riso, pollo e verdure cotte gustosissime. Ultima tratta, la più lunga, e si arriva al lago Batang Ai. È un bacino artificiale, infatti passiamo proprio davanti alla gigantesca diga che trattiene le acque dei grandi fiumi che arrivano nella valle. Non so se si possa chiamare valle, a poco a che vedere con le valli delle montagne che conosciamo noi. Sembra contenuto per miracolo, tanto sono basse le colline che fanno da sponda al lago. È una distesa d'acqua enorme e le coste sono particolarmente frastagliate e verdissime. Saliamo nella barca, una quarantina di posti, assieme ad altri turisti. Il tragitto verso il resort in riva al lago dura una ventina di minuti.

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Finché stiamo in barca, con l'aria fra i capelli, il caldo afoso non si fa notare. Ma quando sbarchiamo, quei pochi metri di salita sotto il sole con gli zaini per arrivare in reception... sudore sudore sudore... grondanti raggiungiamo la hall, dove ci danno il benvenuto con un succo di frutta ghiacciato. Poi subito doccia e un po' di relaz. Sentiamo la nostra compagna di viaggio Ilaria urlare nell'altra stanza: si è trovata un geco ed una rana praticamente sopra il letto. Daltronde siamo nel bel mezzo della foresta pluviale, queste cose bisogna aspettarsele. Fuori dalla finestra le cicale fischiano ininterrottamente ad ogni ora del giorno e nella notte gli uccelli cantano e i gechi schioccano (si dice così?). Tutto il resort è costruito in stile rumah panjai, che in lingua Iban significa casa lunga. È una lunga palafitta di legno, dove normalmente vivono decine di famigle, ognuna separata nel proprio appartamento. La particolarità sta nel fatto che esiste una veranda in comune per tutte le famigle, che si estende per tutta la lunghezza della costruzione. Qui si svolgono le varie attività di lavoro o relax.

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Anche in questo caso, nell'albergo, c'è questa lunga veranda, ma è vuota ad eccezione di un asse da stire a disposizione degli ospiti. La camera sembrerebbe una normale stanza di un hotel Hilton, se non fosse per la finestra a ridosso della foresta e la particolarità di essere fatta completamente di legno.

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Ci godiamo un tramonto spettacolare prima di andare a cena. Restiamo a contemplare il cielo, con quelle grosse nuvole frastagliate che faticano a muoversi. Riflettono sull'acqua calma i colori degni di un quadro, con giochi di sfumature che ci fanno pensare di essere in un altro pianeta.

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Per cena ci aspetta un ricco buffet in compagnia di gechi e rondini, che hanno fatto i nidi proprio nella veranda del ristorante. Ogni tanto un pipistrello ci passa sopra il piatto. Ma la cosa più inquietante è la cicala da chilo che schiantandosi sulla lattina di cocacola la fa traballare, per poi ripartire con un ronzio inquietante. Sara ed io concludiamo la serata ammirando stelle mai viste prima, regalate dalla luna nuova e da un cielo estraneo all'inquinamento luminoso. Esausti, ci addormentiamo nella nostra camera, non senza aver prima controllato di non aver ospiti sotto le coperte.

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