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Come combattere il vizietto del Word Processor

Nell'articolo precedente mi sono sfogato contro il maledetto Word Processor. Ma ci sono valide alternative? Che tecniche usare per scrivere al computer?

Un brutto esempio

Uno dei problemi più grossi dei WP è la compatibilità. Sia nel tempo (fra versioni diverse) sia fra differenti applicazioni. Questo problema è venuto alla ribalta negli ultimi anni, da quanto Windows (e con lui la suite Microsoft Office) ha cominciato a perdere terreno in favore di sistemi operativi alternativi (e più seri), come Mac OSX, Linux e derivati. Solitamente, nel passaggio da un'applicazione ad un altra, si "perdono" dati riguardanti la formattazione o la posizione. Il testo rimane comunque leggibile, magari fastidiosamente imbruttito, ma accettabile se non usato in ambito professionale.

Ma il problema di compatibilità si entende, e questa volta causando risultati disastrosi, quando si va oltre il word processor: con la condivisione in pagine web, email, stampa, database e tutti gli altri veicoli che esistono nel mondo informatico. Non solo la formattazione va a farsi benedire, ma il rischio di perdere il anche contenuto, se non convertito correttamente e controllato manualmente (cioè dall'occhio umano) è altissimo, se non addirittura certo.

Ma c'è un formato di testo che è leggibile da qualsiasi sistema operativo, anche da quelli di trent'anni fa (epoca lontanissima) e sicuramente da quelli del futuro. Non è il famoso doc, che di universale ha ben poco, sebbene sia utilizzato da tutti. È il cosiddetto plain text, che di solito siamo abituati a chiamare TXT, ma che ormai non siamo più abituati a scrivere. Chiaro, anche lì i programmatori non si sono mai trovati d'accordo su che carattere usare per andare a capo (Mac e Windows usando due standard diversi), ma è un sistema facilmente superabile (mettendo entrambi i caratteri, cioè CR e LF. Questa cosa è sconosciuta ai più, perché quando si va a capo battendo invio, il carattere viene inserito "di nascosto", ma è quello che "manda a capo il testo".

Ma, come sa chiunque abbia mai scritto o letto un TXT, questo formato ha delle precise limitazioni: si può scrivere solo testo "puro", cioé senza colori, grassetti, corsivi, tabelle, immagini e così via.

Testo puro: solo caratteri, uno dopo l'altro. Come quando si scrive un SMS o un messaggino su twitter o facebook. Qualcuno ha mai sentito la mancanza del grassetto scrivendo lo stato su facebook? Qualcuno si è mai preoccupato di colorare il testo di un tweet? NO, perché questi abbellimenti collaterali difficilmente danno un valore aggiunto al messaggio. Basta UNA PORZIONE DEL TESTO IN MAIUSCOLO, per identificare un passaggio importante (da qui la netiquette di non abusare del testo in maiuscolo). Per fare un elenco spesso si mette un trattino davanti ad ogni elemento della lista. Semplice e naturale.

Ma al di là dell'uso specifico nei microblogging e nei messaggi istantenei, si può aver la necessità di evidenziare dei passaggi, dando una certa enfasi a delle porzioni di testo. Grassetto e corsivo sono stati inventati appunto per quello.

Per chi ancora non avesse capito le limitazioni del testo puro, aggiungo che non è prevista neppure la grandezza del carattere. Ma come? E i titoli? Le intestazioni? Diventa impossibile scrivere un libro o un manuale se mancano queste caratteristiche. Ma ci sono dei trucchetti. Prima dell'invenzione del PC e del Word Processor gli scrittori avevano già abbandonato il manoscritto da molto tempo, essendo passati alla macchina da scrivere. Eppure di libri ne sono stati scritti tanti con questo strumento! Un capitolo poteva essere finito lasciando il foglio mezzo vuoto, cominciando il successivo con il testo centrato e magari sottolineato da una sfilza di trattini.

Un po' alla volta stiamo arrivando a quello che promette di diventare lo standard di scrittura per blogger e giornalisti, dopo essere entrato gradualmente nella quotidianità degli sviluppatori: il Markdown.

Come anche il nome vuol far intendere, non si tratta di un linguaggio di markup, come ad esempio è l'HTML. E non è stato pensato per le macchine, ma per l'uomo, raccogliendo in uno standard quelle convenzioni che ormai da decenni erano usate dalla gente che scriveva email o frequentava forum (e prima ancora batteva a macchina).

Non è un linguaggio quindi, ma un modo di scrivere. Non serve imparare qualcosa di nuovo, basta ricordarsi di usare qualche accortezza quando si scrive. E, cosa che lo allontana definitivamente dai Word Processor, non si preoccupa di denfinire come il testo va presentato, ma si focalizza sulla definizione dei contenuti.

Cosa significa dividere i contenuti dalla presentazione

Il punto fondamentale è questo: quando si produce un testo scritto e la modalità di presentazione è di secondaria importanza, si può tranquillamente tralasciare di preoccuparsi di font, colori e abbellimenti vari. Quando invece il formato grafico è importante, perché ad esempio si tratta di pubblicità o altri messaggi in cui l'occhio deve avere la sua parte, allora è comunque meglio lasciare la ricerca dello stile visivo per un secondo momento. Quindi, che la presentazione sia o meno importante, è comunque bene separare il suo processo produttivo da quello del contenuto.

Immaginiamo un caso in cui contenuto e presentazione non siano stati separati durante la produzione di un libro. Il risultato sarebbe una lunga serie di pagine, dove è "fissato" che testo deve esserci in ogni pagina (come se fosse effettivamente stampato su un foglio). Se, come normalmente avviene, la stesura del libro avesse impegnato l'autore per mesi o addirittura anni, ci si troverebbe con i titoli dei capitoli con caratteri, dimensioni e persino colori incoerenti, a seconda dell'estro dello scrittore. L'impaginazione sarebbe già fissata nel momento della scrittura. Cosa succederebbe quando si volesse passare alla stampa per il pubblico? O alla pubblicazione come ebook? E se si volesse diminuire la dimensione delle pagine per una versione tascabile? Con un'impaginazione "fissa" dovrebbe necessariamente diminuire anche la dimensione del carattere, con conseguente occhi dolenti e mal di testa del lettore.

Mi è capitato di leggre nel Kindle dei pdf convertiti in ebook. È un esempio dei disastri che possono succedere quando presentazione e contenuto viaggiano assieme (il formato pdf mescola queste due cose è dà molta importanza alla prima). Durante la lettura con il Kindle (o simili) il libro viene presentato in maniera diversa dal solito, per adattarsi a un supporto solitamente più piccolo della carta stampata. Quindi non può avere la stessa impaginazione, perché necessariamente in una schermata (che è il corrispettivo di una pagina) ci sta meno testo che in un foglio. Ma se l'origine del testo era un pdf, allora nella conversione ci si portano dietro i "rimasugli" dell'impaginazione su carta. Possono esservi parole spezzate da un trattino, perché nell'originale era utilizzato per andare a capo a metà parola. Possono esserci frasi separate da una riga vuota, perché in quel punto nell'originale c'era una nuova pagina. Possono esserci addirittura i rimasugli dei piè di pagina.

E tutto ciò succede perché la presentazione era fortemente legata al contenuto nel documento originale.

Ancora oggi, quando la maggior parte dei documenti non viene più stampata, si continua ad usare Word e scrivere su delle "pagine". La pagina, così com'è presentata da Word e simili, ha un qualche significato solo quando il testo viene stampato. La pagina è un problema, la causa dei limiti di grandezza di un foglio. Non è un valore aggiunto, ma una conseguenza della materialità della stampa. È assolutamente inutile vedere e pensare alle pagine quando si scrive, sia che si scriva un romanzo, un manuale o un articolo. E allora perché si continuano a vedere tutti questi documenti "virtuali" in cui il testo è diviso in pagine come fosse su carta?

I siti e i blog non hanno bisogno di pagine, basta scorrere con la rotellina del mouse. Si legge e si scorre, si legge e si scorre... senza interruzioni. Perché inumidirsi l'indice per girare una pagina se si sta leggendo un articolo sul tablet?

Perché Markdown funziona

Markdown funziona perché libera dal pensiero della presentazione, lasciando lo scrittore focalizzato sulla creazione del contenuto. Per dare una certa enfasi al testo, si può mettere \fra asterischi*. Per dare ancora più enfasi se ne **\*possono usare due**. Per identificare titoli ed intestazioni si può usare la tecnica del cancelletto # come spiegato sopra. Ci sono altre funzioni, ma nessuna che dica "come" deve essere mostrato il testo, ma soloche significato ha il testo**.

Il potere della separazione

Avere un contenuto così pulito significa poterlo adattare velocemente a qualsiasi supporto, sia esso elettronico o cartaceo. Non avere uno stile di presentazione predefinito significa poterne applicare uno diverso a seconda del momento o della situazione. Vuol dire che se decidiamo che tutti i titoli in un manuale devono avere font Arial e grandezza 48 pixel (se a schermo), allora non me li devo cercare uno ad uno e modificare, ma basta creare una regola di stile.

Relax e velocità

Se chi scrive non si deve preoccupare di font e dimensioni, né di pagine e layout, allora è anche più rilassato. Un problema in meno permette di scrivere meglio. E più velocemente. Non solo perché non c'è più il bisogno di separare la mano dalla tastiera per selezionare grassetto o corsivo, ma anche perché non si deve dedicare del tempo a decidere lo stile.

Coerenza

La coerenza è una conseguenza del numero ristretto di regole da seguire. Se non c'è possibilità di selezionare larghezza o colore del testo, allora è impossibile mescolare vari stili di testo. Possiamo velocemente applicare temi diversi a tutti i testi da noi prodotti, senza trovarci con stili eterogenei nello stesso testo. Possiamo collaborare con altre persone nella stesura dei testi, senza finir per trovarsi con mille colori e dimensioni nello stesso documento

Conclusioni

Mardown, assieme a Textile e simili, si sta rivelando un'ottima tecnica per scrivere. Word dovrebbe essere relegato ad un uso di nicchia o evolversi concentrandosi sul contenuto, magari offrendo una modalità "senza formattazione" dove lavorare esclusivamente su poche funzioni (intestazioni, enfasi, collegamenti ed elenchi).

Markdown è una tecnica WYSIWYM: What You See Is What You Mean che si distingue dai tradizionali WYSIWYG: What You See Is What You Get. Significa che quando scriviamo, vediamo quello che intendiamo dire e non come ci aspettiamo che venga presentato. Alla presentazione può pensarci qualcun altro!

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