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Quasi turista, quasi perso

Eccomi, con un giorno di ritardo, a buttar giù due righe su questa mia avventura a Shanghai.

Giovedì 18 - Cazzeggio

Innanzitutto gran dormita, ci voleva, avendo potuto riposare per non più di due ore durante il viaggio durato una giornata. Anche se ho fatto fatica ad addormentarmi, sarà per l'eccitazione, sarà per il fuso sballato.

Comunque niente sveglia, quando mi alzavo mi alzavo, tanto comunque al salone non erano ancora pronti per il mio arrivo. Così con tutta calma mi vesto, preparo lo zaino con portatile e macchina fotografica e mi avvio. Niente taxi, per quanto economico possa essere. Così vado verso la fermata dell'autobus, a una decina di minuti dall'albergo.

Passeggio per questa strada larga, numero indefinito di corsia, più ciclabile e pedonabile a parte. Bene, questa non è la Cina che uno si aspetta di vedere. È tutto ordinato, pulito, anche profumato, a dispetto dei ventiquattromilioni di abitanti che dovrebbe avere. Anche il traffico non è chissà che, anche se le macchine (e soprattutto i motorini) hanno abitudini un po' anarchiche: chissene se la strada ha sei corsia e sei davanti al semaforo, puoi fare inversione! O almeno la puoi fare senza farti tanti problemi.

Allora arrivo alla fermata del bus, ma... solo scritte in cinese. Ok che siamo in Cina, ci sta, ma "International Expo Center" almeno me lo potevi scrivere? Così, non sapendo che autobus prendere e non riuscendo a tirar fuori due parole in inglese dai passanti, me la metto via e parto a piedi, avendo una vaga idea della direzione e della distanza (quattro chilometri?). Almeno mi ricordo il nome della strada, e quello per fortuna è scritto anche in caratteri latini. Navigatore? Google maps? Mi pareva di aver caricato la mappa offline, ma ora non va più... pazienza! Allora seguo il mio istinto e cammino. Cammino. Una buona mezzora. Ma la che ho imboccato sembra aver preso una direzione sbagliata. Neanche il sole mi è d'aiuto, è mezzogiorno, c'è questa strana foschia tipica del posto, e del capire la direzione dalla luce proprio non si riesce. Insomma, mi sento un po' perso. Ritorno sui miei passi, scocciato, con l'intenzione di prendere un taxi. Dieci minuti a ritroso e capito nuovamente nella strada larga di prima. Ok, mi dico, procedo su questa, prima o poi troverò la Hua Mu e poi vado sul sicuro.

Non so quello che sto facendo

Cammina cammina, e ancora non ho visto un Occidentale. La cosa un po' mi sorprende, nei giorni di fiera, meglio ancora dei preparativi per la fiera, dovrebbe essere impestato di europei. Manco l'ombra. E provi a chiedere informazioni ai passanti, non ti capiscono: qui l'inglese non è contemplato, nemmeno fra i giovani.

Finalmente vedo questo bel cartello, con una freccia all'insù con scritto Hua Mu: il prossimo incrocio è con la via che cerco io. Due passi e finalmente ci sono. Altro bellissimo viale, dove da una parte puoi camminare tranquillo all'ombra degli alberi, dall'altra c'è pure un grande parco. Meraviglia. Peccato per la giornata, ho trovato un tempo di quelli stronzi: foschia in alto, ventaccio a terra. Non so se stare in camicia (fa freddo) o tenere il maglio (sudooooo!). Così opto per la via di mezzo, maglione sulle spalle, che tanto chimmivede?.

Finalmente nella retta via, passo davanti al Dorsett, l'hotel dove sta Giorgio, el siòr che ho conosciuto ieri. Buono a sapersi. Vanti vanti vanti un altro quarto d'ora ed è un'ora e mezza che cammino. Comincio a vedere un po' di barbe, gli Europei! Alleluia, sono arrivato in zona fiera. Si capisce perché i palazzi di trenta o quaranta piani sono interamente tappezzati di pubblicità di Volkswagen. Bene, sano e salvo. Ora cominciano ad apparire anche i posti occidentali, come Starbucks, McDonald, KFC e affini. Vado all'ingresso e chiamo Concetta, il mio contatto in Maserati, che mi porta il pass per entrare.

Al lavoro

Gran trambusto qui, tutti al lavoro come formichine. Stranamente il padiglione è piccolo, almeno rispetto a quello che ho visto a Detroit e Genève. Sembra che stiano per finire di montare il tavolo su cui devo lavorare. Aspetto un po', conosco un paio di locali che parlano l'inglese e che coordinano gli operai: faranno anche da traduttori per gli sfigati come me che non sanno parlare il cinese. Alla fine ci capiamo, un po' anche a gesti, e finiscono di passarmi tutti i cavi. Ma per oggi, niente internet. Così, per oggi, il lavoro per me è finito. Ma ormai è l'ora della pappa. Prima però, qualche foto la devo fare...

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Anche alla Ghibli, quindi queste foto oggi sono un esclusiva, la presentano domani... sssshhsshsh non avete visto niente ;)

Ma qui la pancia brontola: sono le quattro di pomeriggio! Esco dalla fiera, mi infilo in un minimarket per prendere due biscotti e un tè e mi accorgo che vendono delle schifezze di carne, tipo wurstel, attaccate a bastoncini, servite in un bicchiere di carta pieno di brodo. Se qui si usa così, allora fa per me! Take away e a sederti fuori. Peccato per il vento. Non è un granché, ma la fame è fame e ho la soddisfazione di aver mangiato qualcosa di onto, che quando viaggi non devi farti mancare.

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Mentre sto mangiando, mi si avvicinano tre ragazze, una mi parla in inglese, mi dice che sono arrivate a Shanghai per cercare lavoro ma hanno finito i soldi. In poche parole, volevano un pranzo gratis. Non erano poracce, però, erano pure munite di Iphone. Ma in fondo poteva anche farmi comodo, così le faccio: "ok, il pranzo ve lo offro io" (con 20 Renminbi, cioè due euro e mezzo, hanno mangiato in tre, biscotti e tè) "ma visto che sai l'inglese, dopo mi aiuti ad andare in centro". Così siamo andati in quattro al centro in metropolitana: con meno di due euro, il biglietto per tutti. L'unica che sapeva l'inglese mi ha insegnato qualche parola in cinese, di cui me ne ricordo a stento tre. Così arriviamo dall'altra parte del fiume, dove c'è la vera Shanghai, perché, a dir la verità, dov'ero prima si chiama Pudong.

Fuori la macchina fotografica e via con qualche scatto in cazzeggio, senza attenzione:

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Di qua è tutta un'altra storia. Pochi orientali, tanto shopping e una caterba di bianchi, tanto che in certi momenti ti sembra di stare a Mestre. Ops, esempio sbagliato ;)

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Mi scrive Giorgio, che mi dice che ha finito con la fiera (lui è a vedere quella dei fiori) e sta per raggiungermi. Così io e le mie guide, con cui ormai sono d'accordo di pagarle per il disturbo, ci dirigiamo verso la parte antica.

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Sì perché, vaben bon, ma no mona (buoni sì, ma non stupidi - n.d.t.)

Nel senso che a me andava bene avere qualcuno che mi aiutasse con la lingua, magari anche a contrattare i prezzi o a trovare il posto giusto per mangiare, e giustamente una che cerca lavoro mica c'ha tempo da perdere a star dietro a un fesso come me. Trenino e via verso la parte vecchia.

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Così arriva Giorgio, il veneto che il caso ha voluto fosse seduto di fianco a me nell'aereo da Dubai a Shangai e ci mettiamo a girare per la parte più storica della città, a detta della mia "guida". Effettivamente, è suggestiva, soprattutto per i tipi di negozi che ci sono: la chiamano Chenghuang Miao, cioè qualcosa come "Tempio della Città di Dio", ma qui sembra che parliamo del dio denaro: è una specie di borgo diventato centro commerciale.

Ma i comunisti che fine hanno fatto?

Sono arrivate le otto, la fame si fa vigliacca e cerchiamo un buco dove mangiare e proteggerci dal freddo. Che vento! Vaghiamo un cinque minuti e poi lo troviamo: il mitico ristorante col tavolo tondo, con quella cosa in mezzo che gira. Fatta.

Ovviamente niente inglese, nemmeno scritto nel menù. Per fortuna la nostra guida ci traduce tutto e cominciamo a ordinare. Ci aiuta a trattare anche sul prezzo e alla fine, visto che in sei abbiamo speso l'astronomica cifra di 22 Euro e 28 centesimi (ovviamente pagati in Yuan), facciamo i cavalieri e paghiamo anche per loro. Tenendo conto che il giorno prima avevo pagato 12 euro per un'insalata penosa nel ristorante dell'albergo, se la son proprio meritata.

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I nomi non me li ricordo perché erano impossibili. Così, tutti contenti, chi per aver risparmiato, chi per aver guadagnato, ci salutiamo e io e Giorgio andiamo verso Pudong. Maledetto, lui c'ha la fermata della metro dentro all'albergo. Io invece devo scammellare mezz'ora (ora che so la strada è più facile).

Un passo dopo l'altro, arrivo in albergo. Ma questo era ieri. Oggi ho fatto altro, ma adesso, anche se da voi sono le otto e mezza di sera, da me è già il giorno dopo e qui l'orologio segna 2:28. Quindi cerco di dormire, ché domani in fiera c'è la stampa e Harald Wester che presenta la nuova Maserati Ghibli.

Wǎnshang hǎo (Buonanotte)

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