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In viaggio verso Shanghai - Parte 2

Eccomi qui, sdraiato (male) sul letto dell'albergo, con il portatile sulle gambe, che mi ritrovo a battere sulla tastiera. Sarà perché non c'è nessuno con cui parlare che mi è venuta tutta questa voglia di scrivere? Probabile... ma in fin dei conti la giornata non è stata poi così solitaria come me l'aspettavo...

Ma torniamo a dov'eravamo rimasti: a Dubai. Ad ora locale indefinita, ma abbastanza tendente alle due di notte, mi ritrovavo nella sala d'attesa del gate A12, con questa faccia poco raccomandabile:

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Per chi non l'avesse capito, la faccia è la mia. Speravo di fare un sonnellino, che a destinazione il fuso era ancora più nemico, di quattro ore avanti. Ma niente, sia per il seggiolino scomodissimo, sia per il casino di gente che girava. Il momento dell'imbarco ha fatto presto ad arrivare, partenza programmata per le 3:10, hanno aperto il gate alle 2 e qualche minuto. Massa di gente che si sposta. Scansione del biglietto, ok. Scale mobili verso il basso. Niente aereo. Dov'è? Ci ritroviamo tutti in una stanza enorme. Molti di noi, me compreso, vanno avanti in cerca dell'uscita che ci porti all'aereo, ma come le mosche ci troviamo a sbattere sui vetri in fondo, che non portano da nessuna parte. E allora mettiti seduto e aspetta.

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Ooooo alla fine capisco il mistero. L'aereo è un Airbus A380 e i passeggeri sono veramente molti (ne tiene più di cinquecento). Quindi c'è questa sala di buffer dove farci aspettare prima di entrare, divisi per settore. Questo aereo è una bestia di due piani! Quindi entro, trovo il posto, questa volta il 48C (niente lato finestrino, sigh) e mi sistemo.

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Un paio di minuti dopo arriva un tipo, sorry mi fa segno che deve passare. E gli rispondo "Parla pure italiano". E sì, perché buttando l'occhio sul libro che teneva in mano, avevo visto un titolo nella mia lingua. Fatalità, in un volo ad un paese straniero ad un altro, mi ritrovo di fianco ad un altro italiano. Che poi scopro abitare a meno di cinquanta chilometri da casa mia. Beh, si fan due parole e vien fuori che è un imprenditore, rivenditore di accessori per fioristi. Così me la passo un po', finché non cedo e provo a dormire un po'. Neanche due ore. No, perché arriva l'hostess con il pranzo e sveglia tutti. La fame c'era e mi avrebbe rotto non approfittare del lunch.

Così mi ritrovo sveglio e mi metto a guardare Argo. Giorgio invece (così si chiama) riesce a dormire fino all'arrivo. Quanto l'ho invidiato! Ma Argo merita veramente. Ah sì, perché mi son dimenticato di dire che ogni poltrona c'ha il suo schermo lcd, con una collezione di film impressionante, molti anche in italiano. E usciti da poco nelle sale. Dettagli.

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Alla fine, dopo quasi sette ore di volo e sei totali di fuso orario, si arriva a destinazione. Mi godo l'atterraggio dalla telecamera attaccata sulla coda, che idea! Esci, bye, immigrazione, luggace reclaim e finalmente fuori. Scartiamo il maglev (il treno a levitazione magnetica) perché non sappiamo di preciso dove ci porta e quanto poi dista dagli hotel. Ci prendiamo un taxi, che condividiamo, andando nella stessa zona. Ed è così che alle cinque circa arrivo in albergo, saluto Giorgio che se ne va per la sua strada e mi sistemo.

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Wow! La stanza è più grande del mio appartamento, con un mega bagno completo di vasca e doccia enorme. Fantastico. Mi faccio una doccia, avverto il cliente che sono arrivato e ci diamo appuntamento per la mattina dopo.

Ho bisogno di internet. È compreso nel prezzo. Bella. Attacco il portatile, metto la password che mi hanno dato in reception e via... ma! Non mi vanno i siti più importanti, non riesco a leggere le email, né twitter, né facebook. Ma la connessione ssh verso l'ufficio funziona. Così apro un proxy, andrò più lento, ma almeno vedo tutto. Alla faccia della censura cinese.

Cena, leggera, in hotel. Troppo stanco per spostarmi e perdermi per il centro, lo farò domani. Ora devo spegnere tutto, sennò domani chi si sveglia più?

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